15

Gen

2014

Cannabis, perché legalizzare conviene
Scritto da Administrator   
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La fine del proibizionismo, spiegano gli esperti, darebbe una mazzata al giro d'affari della criminalità organizzata, mentre lo Stato potrebbe incassare dalla legalizzazione fino a 8 miliardi di euro e risparmiare somme enormi investite per la repressione del fenomeno. E per la prima volta, dopo le aperture di esponenti di Lega, Sel e Pd, l'argomento potrebbe essere all'ordine del giorno del governo.

Possibile che anche in Italia si riesca a liberalizare la cannabis? Ora come ora, ci credono in pochi. Le resistenze sono enormi, la cultura proibizionista è ancora forte, e il governo Letta sembra troppo debole per poter pensare di varare un provvedimento così delicato. Eppure, quando persino esponenti di primo piano di una forza conservatrice come la Lega Nord aprono alla depenalizzazione e all'uso terapeutico, vuol dire che qualche margine in più per discutere di un tabù sempre più demodé nel resto del mondo esiste.

Non è un caso che, dopo l'apertura a sorpresa dell'assessore lumbard Gianni Fava a fumate libere, il leader di Sel Nichi Vendola abbia chiesto via Twitter di superare la legge repressiva firmata da Fini e Giovanardi legalizzando al più presto gli spinelli, e che Luigi Manconi, senatore del Pd, abbia annunciato di aver depositato un disegno di legge per depenalizzare la coltivazione e la cessione di cannabis e affini.

 

MARIA FOREVER

Il pugno di ferro, a livello globale e nazionale, non sembra avere funzionato. Né sulla diminuzione della produzione, né sul livello dei consumi. Nell'ultimo rapporto dell'Onu la cannabis resta di gran lunga la droga illegale più popolare al mondo, con un numero di appassionati stimato superiore ai 180 milioni di persone, il 3,9 per cento di umani tra i 15 e i 64 anni. Per fare un confronto, l'uso della cocaina è dieci volte più basso. L'Europa rappresenta per l'hashish il mercato più grande del mondo, con importazioni massicce dal Marocco, che dopo Afghanistan e Messico ha le coltivazioni più estese del pianeta. La produzione è ormai globale e intensiva: in Albania, a Lazarat, lo scorso agosto la Guardia di Finanza ha fotografato con il satellite un'area coltivata a marijuana estesa 319 ettari, pari a 400 campi di calcio. «Il prodotto finito», spiegarono i finanzieri, «al dettaglio verrà venduto a cinque euro al grammo, con un guadagno stimato in 4,5 miliardi di euro». Pari a poco meno del 50 per cento dell'intero Pil albanese.

I mattoni di erba pressata e la resina marocchina invadono l'Europa da ogni direzione: i prezzi variano a seconda della qualità dai tre ai 24 euro, e il consumo nel 2012 ha toccato, secondo l'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze, le 2.500 tonnellate annue, fumate da 3 milioni di consumatori abituali. Di sicuro l'Italia, insieme alla Grecia, è il paese in cui la produzione nazionale di marijuana è cresciuta di più: nel 2011 sono state oltre un milione le piante sequestrate (al 99, 3 per cento sono coltivate al Sud, dove il clima è ideale), in pratica la stessa quantità espropriata in Jamaica. Per fare un confronto, in Francia la polizia ne ha trovate solo 73 mila.

Secondo l'ultima relazione della Direzione centrale servizi antidroga, però, il numero di piante pignorato nel 2012 è addirittura quadruplicato, superando i 4,1 milioni di esemplari: un dato che ci mette ai primi posti tra i produttori mondiali. Mafia, camorra, sacra corona unita e 'ndrangheta gestiscono da sempre parte importante dei traffici internazionali, dello stoccaggio e della vendita, ma ormai si sono buttati anche su piantagioni esterne e indoor. Già: se un tempo le droghe leggere erano considerate attività minori, «oggi Cosa Nostra si dedica anche alla coltivazione. La criminalità organizzata ha urgente bisogno di soldi, perché con la crisi», ragiona il procuratore aggiunto della Dda Teresa Principato, «le estorsioni e gli appalti non sono più redditizi come un tempo».

Il business è miliardario: da Trento a Siracusa fumano in centinaia di migliaia, uomini e donne, giovani e vecchi. Nella relazione Ue 2012 il Belpaese si segnala come lo Stato con la prevalenza più alta di consumatori rispetto alla popolazione generale: il 32 per cento degli italiani ha provato marijuana almeno una volta nella vita, il 14,3 per cento l'ha usata nell'ultimo anno, il 6,9 per cento nell'ultimo mese, percentuale che raddoppia tra gli under 24. Gran parte della sostanza è importata da Russia, Albania e Africa o prodotta da associazioni criminali, ma anche le coltivazioni per uso personale ormai fanno la loro parte: spulciando i rapporti delle forze dell'ordine si scopre che nella sola settimana tra il 7 e il 15 ottobre sono state scovate piantagioni in mezza Penisola (piantine su un balcone a Chieti, altre 13 a Macerata, giardini a Catanzaro e Pisa, 50 piante a Sessa Aurunca, 42 ad Alessandria, 9 vasi a Lucca, mentre un friulano ha trasformato in serra la cameretta della figlia di tre anni) e ha arrestato una dozzina di persone, tutte italiane. Tra loro persino contadini di erbe aromatiche ed imprenditori edili che, a causa della recessione, avevano deciso di riconvertire la loro vecchia attività in perdita gettandosi sul business di "Maria". La domanda, per lei, è sempre alta.



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Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Gennaio 2014 17:48
 
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