21

Lug

2015

Lazio da bollino rosso, “fuorilegge” il 75% dei prelievi effettuati da Goletta Verde
Scritto da Administrator   
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Riporto le informazioni prese dal sito della Legambiente, saranno state eseguite le corrette attività per sanare in parte la problematica?
Su 24 campionamenti eseguiti lungo la costa, ben 18 presentavano cariche batteriche oltre i limiti di legge. La situazione più critica lungo il litorale romano. Ancora assenti le informazioni in spiaggia sulla qualità delle acque. Sei agglomerati laziali finiti sott’accusa anche dall’Ue per la carenza depurativa.

Legambiente: “Gli appelli dello scorso anno non sono bastati, quest’anno c’è però la possibilità di intervenire prima di compromettere del tutto la stagione balneare e salvare i nostri corsi d’acqua. Serve lo sforzo congiunto di Regione, comuni e enti preposti, subito investimenti regionali sul Piano di Tutela delle Acque e istituzione del Parco del Tevere. Purtroppo ancora una volta rischiamo di pagare multe salatissime invece di investire questi soldi sull’adeguamento dei depuratori”.

È senza appello l’esito dei monitoraggi di Goletta Verde: sui 24 campionamenti effettuati lungo i 329 chilometri del litorale laziale, ben 18 – cioè il 75% - presenta un’altissima concentrazione di inquinamento microbiologico. Le acque analizzate dal laboratorio mobile di Legambiente hanno evidenziato la presenza di scarichi non depurati adeguatamente con presenze di valori di escherichia coli e enterococchi intestinali ben al di sopra dei valori consentiti dalla normativa vigente, in particolare per i prelievi effettuati in prossimità di foci di fiumi, torrenti e canali. Per 13 dei 18 punti critici riscontrati, il giudizio è addirittura di “fortemente inquinato”. Insomma, non solo non è stato fatto alcun passo avanti rispetto allo scorso anno, ma la situazione, se possibile, è addirittura peggiorata. Legambiente chiede quindi che Regione e amministrazioni comunali si attivino immediatamente per risolvere questo grave deficit depurativo e non compromettere ulteriormente la stagione estiva che è appena iniziata.

È questa la fotografia scattata dalla celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del COOU, Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati, che in questi giorni ha fatto tappa nel Lazio. L’istantanea regionale sulle analisi dell’equipe tecnica della Goletta Verde è stata presentata questa mattina, in conferenza stampa - presso la sede di Legambiente Lazio – da Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente e Roberto Scacchi, direttore Legambiente Lazio e alla presenza di Antonio Mastrostefano, direttore della Comunicazione del Coou.

L’obiettivo del monitoraggio di Goletta Verde è quello di individuare i punti critici di una regione, analizzando il carico batterico che arriva in mare. Anche nel caso del Lazio, dunque, l’attenzione è stata focalizzata soprattutto alle foci e in tratti “sospetti” segnalati dai cittadini, attraverso il servizio SOS Goletta (www.legambiente.it/sosgoletta). Legambiente, è bene ribadirlo, effettua un’istantanea che non vuole sostituirsi ai monitoraggi ufficiali. È evidente, però, che i tanti punti critici evidenziati dai nostri monitoraggi nel Lazio meritano un approfondimento da parte degli enti competenti.

Acque contaminate da scarichi non depurati adeguatamente che evidentemente provengono anche dalle aree interne e attraverso i fiumi si immettono a mare. A dimostrazione di ciò l’Unione Europea ha nuovamente avviato a fine marzo di quest’anno una procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria sul trattamento delle acque reflue urbane - dopo già due condanne a carico del nostro Paese - che coinvolge anche sei agglomerati urbani laziali: quello di Roma (con 2milioni 768mila abitanti equivalenti); di Anagni (20.267 a.e.), di Fontana Liri - Arce  (9mila a.e.), di Monte San Giovanni Campano (9.100 a.e.), Orte (7.500 a.e.) e Piglio (4.800 a.e). Questi agglomerati risultano non conformi all’art.4 in quanto non è stato dimostrato che tutto il carico generato riceve un adeguato trattamento secondario.

“Non si tratta più soltanto di danneggiare ambiente e salute, perché oltre il danno rischiamo di subire per l’ennesima volta la beffa di pagare multe salatissime all’Unione Europea che graveranno su tutti i cittadini. Soldi che potrebbero essere, invece, investiti sull’adeguamento dei depuratori – dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente -. Il nostro Paese, dove gli scarichi del 22% della popolazione non vengono adeguatamente trattati, vive un vero deficit depurativo e il Lazio rispecchia in pieno questa emergenza. Non possiamo proseguire in questo modo uccidendo i nostri corsi d’acqua e il nostro mare. Non va meglio neanche sul fronte dell’informazione ai cittadini. La vigente direttiva sulle acque di balneazione impone, infatti, ai Comuni di divulgare l’informazione sulla qualità dei singoli tratti di mare, secondo la media degli ultimi quattro anni di prelievi (qualità scarsa, sufficiente, buona, eccellente). Eppure in nessuno dei punti campionati, né nelle immediate prossimità, i nostri tecnici hanno trovato traccia della cartellonistica informativa. Regione e Comuni, sia costieri che dell’entroterra, si attivino per colmare finalmente questo gap, perché investire sulla tutela dell’ambiente è condizione indispensabile alla stessa economia della regione”.

“Lo scorso anno avevamo chiesto di affrontare con urgenza il problema della depurazione con l’obiettivo di cambiare rotta già da questa stagione balneare – aggiunge Roberto Scacchi, direttore di Legambiente Lazio. – Ciò non è ancora avvenuto e oggi riscontriamo addirittura un aumento dei punti critici, alle foci dei fiumi e dei torrenti, ma anche in alcune spiagge, su canali che passano nel bel mezzo degli ombrelloni. I prelievi sono stati effettuati nella prima metà di giugno e non a fine luglio come lo scorso anno, quando il carico antropico delle aree costiere è di certo molto più elevato. È un dato questo che deve preoccupare, ma che ci pone nelle condizioni di poter agire fin da subito per salvare l’estate dei cittadini del Lazio e del nostro mare. Abbiamo già inviato ai comuni interessati dai nostri prelievi, nonché a Regione e enti preposti, il dettaglio delle analisi effettuate da Goletta Verde, proprio a dimostrazione dello spirito costruttivo che anima la nostra azione. Per salvare i nostri fiumi, il nostro mare e le nostre coste, la Regione investa seriamente sul Piano di Tutela delle Acque e per realizzare gli interventi necessari, convochi insieme ai comuni costieri, quelli interni che si insistono sugli assi di fiumi e torrenti. Oltre al carico antropico sulla costa, sono infatti da affrontare tutte le situazioni di mancata depurazione dell'entroterra che, immancabilmente arrivano in mare. Si devono attivare le politiche che guardano al futuro nell'ottica della sostenibilità: una su tutte l'istituzione finalmente, del Parco Fluviale del Tevere, vera svolta per il rilancio territoriale complessivo del Lazio”.

I prelievi e le analisi di Goletta Verde sono stati eseguiti dal laboratorio mobile di Legambiente nei giorni 13 e 14 giugno. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e vengono determinati inquinati i risultati che superano i valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e fortemente inquinati quelli che superano di più del doppio tali valori.

Addirittura 12 dei 13 prelievi effettuati nella provincia di Roma hanno evidenziato cariche di inquinanti ben al di sopra dei limiti consentiti dalla legge. Per 10 di questi punti il giudizio è di “fortemente inquinato”. Il primo è quello nel comune di Santa Marinella (alla foce del canale sul Lungomare Pirgy in località Santa Severa), dove nei giorni scorsi gli attivisti di Legambiente hanno messo in atto un’azione di protesta proprio per chiedere alle autorità di risolvere la palese immissione nelle acque del mare di reflui urbani non depurati da alcuni tubi presenti sulla spiaggia. “Fortemente inquinanti” – così come lo scorso anno - i prelievi effettuati a Marina di Cerveteri (alla foce del fosso Zambra); a Ladispoli (foce Rio Vaccina); a Fiumicino (foce Canale dei Pescatori); a Roma-Ostia (foce del fiume Tevere); nei due punti analizzati a Pomezia, entrambi a Torvajanica (alla foce canale altezza via Filadelfia e alla foce canale all’altezza di via Siviglia); a Ardea (foce del fosso Grande). Rispetto allo scorso anno i tecnici hanno analizzato anche due nuovi punti, anche questi giudicati “fortemente inquinati”: ad Anzio (Lido dei Gigli alla foce del fosso Cavallo Morto – Lungomare delle Sterlizie) e a Nettuno (nella affollatissima spiaggia a destra della foce del fosso Loricina). Giudicati “inquinati” invece gli altri due punti di prelievo effettuati a Roma-Ostia (Foce canale spiaggia presso cancello n.1) e a Ladispoli (foce fiume Statua). Unico punto risultato con valori di inquinanti nella norma, nella provincia di Roma, è stato quello alla spiaggia a sinistra della foce del Rio Torto a Pomezia.

Due, invece, i prelievi effettuati in provincia di Viterbo, uno dei quali fortemente inquinato (quello alla foce del fiume Marta in località Lido di Tarquinia) e uno nella norma (a Montalto Marina, alla foce del fiume Fiora). Anche in provincia di Latina sui 9 campioni prelevati dai tecnici di Goletta Verde ben 5 sono risultati con una carica batterica elevata. A San Felice a Circeo e a Gaeta sono stati effettuati due prelievi: in entrambi i casi è risultata fortemente inquinata l’acqua prelevata alla foce di due torrenti (per il primo comune è stata analizzata la foce del torrente Vittoria e per il secondo quella del torrente Longato), mentre nella norma quella prelevata nelle spiagge limitrofe, grazie alla capacità di diluizione del mare, ma per azzerare il rischio di inquinamento è urgente risolvere anche il problema dell’apporto inquinante dei corsi d’acqua vicini risultati invece con elevate cariche batteriche. “Inquinate”, inoltre, le acque prelevate nella spiaggia di Gianola a Formia (spiaggia presso Rio Santacroce) e a Marina di Minturno (alla foce del fiume Garigliano). Entro i limiti di legge, infine, gli inquinanti riscontrati a Terracina (foce del canale Sisto, in località San Vito) e a Fondi (foce canale Sant’Anastasia).



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